Possiamo vivere senza capitalismo
Un piano di azione per liberarci in massa dal sistema attuale.
Ci dichiariamo ribelli al vecchio mondo, dichiariamo naufragata la civiltà della proprietà privata in disuso. Dichiariamo iniziata l'era del diritto d’ uso, dell’economia delle risorse e dei beni comuni. Il 17 Settembre del 2009, dopo mesi di transizione, inizieremo a vivere senza capitalismo.
Considerati gli argomenti spiegati negli articoli delle pagine 4 e 5 (Pubblicazione 17 M), procediamo in queste pagine centrali a dettagliare come faremo a mettere in marcia, no solamente a parole, ma nei fatti, altri modi di vivere la cui pratica sia costitutiva di un nuovo paradigma di società. Prima di entrare nei dettagli, cominceremo con un’introduzione del contesto sociale.
Per mobilizzarci
Pensando alle mobilitazioni fronte a questo contesto di crisi e di una situazione sfavorevole per tante persone lavoratrici e di piccole imprese, molti guardiamo verso i sindacati, aspettando la parola chiave. Quello che può fare pressione sul governo a beneficio delle classi popolari, non é altro che lo sciopero generale.
Ma dopo aver pensato nei sindacati, dobbiamo prestare attenzione a quello che sta succedendo sia nel mercato del lavoro sia nelle strutture sociali e di comunicazione. Per esempio:
I lavoratori di grandi imprese e del settore industriale sono diminuiti a favore del settore dei servizi e della dislocazione in altri paesi. Quando ci immaginiamo un centro di lavoro sempre di più pensiamo a un ufficio e meno a una fabbrica.
I contratti indefiniti si sono ridotti. C'é molta mobilità tra un’impresa e l’ altra, molto più lavoro temporale e lavoratori autonomi per conto proprio.
Le cupole dei grandi sindacati si sono integrate alla struttura del potere, cosicché solo si mobilitano di fronte a situazioni clamorose che potrebbero fargli perdere credibilità; all'interno della propria struttura e per domande molto concrete.
Siccome quello che cerchiamo sono azioni che possano avere una forza reale, intendiamo lo sciopero generale come mezzo di pressione consistente a fermare l'economia del paese, no semplicemente a non andare a lavorare. Per questo, in fondo non importa soltanto se i lavoratori delle grandi imprese andranno o no a lavorare in quei giorni, ma anche se i fornitori possono degli ordini o non lo potranno fare perché le vie di trasporto sono bloccate.
Questo lo sanno perfettamente 'los piqueteros' argentini, che con una base sociale di lavoratori hanno saputo bloccare la città di Buenos Aires specializzandosi nel tagliare le strade.
Nello stato spagnolo ci sono ventidue milioni di persone attive, delle quali più di tre milioni sono disoccupate (in crescita diaria...), più di tre milioni di autonomi e undici milioni con un lavoro indefinito. I cinque milioni restanti si dividono tra impresari, cooperati visti e lavoratori temporali. (Scusateci se consideriamo spesso la referenza dello stato, é semplicemente per offrire l'informazione in relazione ad altri ambiti territoriali).
̈́É importante considerare che in realtà ci siano molti altri soggetti che si possono mobilizzare oltre ai lavoratori già considerati. Se si organizza uno sciopero generale con l'obiettivo che veramente la crisi la paghino i ricchi, chissà molte di queste persone si possono mobilizzare. Date le circostanze, crediamo che é totalmente fattibile convocare uno sciopero generale forte senza i grandi sindacati se si organizza in tempo e lo crediamo veramente. Detto questo, allo stesso tempo pensiamo che in questo contesto di crisi sistemica, uno sciopero generale non é sufficiente. La grande e principale azione da realizzare é porre in marcia un nuovo modo di vivere che elimini il capitalismo dalle nostre vite cosicché poco a poco si possa arrivare a liberare le vite di tutti.
E’ per questo che, se si convoca uno sciopero generale dai sindacati combattivi e i movimenti sociali, invitiamo ad appoggiarla. Ma da questa pubblicazione vi chiediamo di andare più in là.
IL PIANO DI AZIONE
Questa proposta é stata sviluppata a partire dal dibattito aperto sulla pagina web 17-s.info durante le settimane precedenti alla sua pubblicazione e riaffermata in un incontro a Perpignano.
Dichiariamo, prima di tutto, che la proposta è basata nel sentimento di allegria e non-violenza attiva. Ë una proposta a ripensare il funzionamento di tutte le cose, diretta a tutta la società e cercando maggiore espressione di creatività, solidarietà e mutua cooperazione.
Una grande azione di trasformazione sociale in un momento così, é necessario che sia una proposta emblematica, che tutte le persone che potenzialmente possano formar parte in accordo, ma allo stesso tempo che tutti si possano sentire identificati, in modo tale che le sue conseguenze costituiscano un cambio abissale nelle relazioni con il potere e riescano ad essere coerenti con le proposte di creazione di alternative, come quella della decrescita e dell'autogestione, che sempre più collettivi difendiamo.
Queste idee che s’inseriscono in linea di 'Possiamo vivere senza capitalismo', con il quale vogliamo iniziare il processo costituente di una nuova forma di organizzazione sociale post-capitalista.
Di seguito troverete i diversi argomenti ed elementi dell’appello.
Le cause della crisi giacciono direttamente nel fatto che le banche hanno creato troppo denaro in prestiti senza una base reale. Quando la gente non ha potuto restituirli, si è dimostrato che questo denaro non esisteva. Per tanto la reazione delle banche é stata la seguente: 1) Smettere di concedere crediti, facendo sparire molto denaro e impossibilitando la restituzione dei crediti. 2) Per ristabilire i suoi bilanci, hanno chiesto finanziamenti pubblici che lo Stato gli ha dato. Ma questo non é servito a far arrivare liquidità alla gente, che siamo quelli che veramente ne abbiamo bisogno per vivere. Nel frattempo, milioni di persone rimangono disoccupate, perché le imprese già non producono tanto, e la moltitudine non può pagare i debiti perché non c'é denaro per farlo.
Questo affondare del capitalismo arriva nel contesto di una crisi molteplice (energetica, ecologica, di distribuzione della ricchezza, dei valori...), che dimostra che ad essere in crisi é il sistema e che non sarebbe un’idea fattibile farlo riemergere.
Dato che la torta ha smesso di crescere, l’arricchimento della minoranza e un livello degno di vita della maggioranza non sono più compatibili. In altre parole, senza crescita il ricuperamento economico del capitalismo non è compatibile né con il mantenimento della nostra qualità di vita né con l’ambiente.
Gli stati insistono nel perpetuare questo modello infattibile, al punto che per mantenerlo in vita, hanno incompiuto ampiamente i precetti del bene comune, da dove teoricamente nasce la loro legittimità.
Per questa ragione come partecipanti di quest’appello revochiamo il deposito della sovranità che, come popolo, gli avevamo affidato, da qui cominceremo a esercitare la nostra sovranità per via diretta, seguendo i nostri principi costituenti.
In molti siamo convinti che possa funzionare molto meglio un’alternativa di società che sia basata sull’autogestione popolare, il diritto dell’uso, l’economia delle risorse e dei beni comuni.
Per poterlo mettere in pratica siamo arrivati alla determinazione di dichiarare non-valida tutta la proprietà caduta in disuso, abbandonata o in pericolo di deterioramento, quando allo stesso tempo c’è qualcuno che possa averne bisogno.
Prima di arrivare a questo punto, perché non ci sia detto che non proviamo a convincere i governi affinché inizino una transizione verso altri modelli, manifestiamo una rivendicazione concreta, una delle più elementari che si dovrebbero realizzare per costruire un’economia che non abbia bisogno di crescere:
Che alle banche sia tolto il potere di creare il denaro dal nulla. Che i prestiti siano solo uno strumento di aiuto per la produzione quando è necessaria e che siano liberi dagli interessi. Per farlo è necessario che tutte le banche diventino proprietà della cittadinanza attraverso la sua definitiva nazionalizzazione.
Daremo ai governi tempo fino al 30 giugno 2009 per presentare un piano di transizione post-capitalista che includa queste misure. In caso contrario revocheremo definitivamente il deposito della sovranità popolare agli stati e cominceremo la transizione dal popolo senza tenere in conto i governi. Dato che sappiamo che l’assenza di risposta sarà quello che succederà con tutta probabilità, ci mettiamo all’opera per svolgere i compiti necessari affinché il prossimo calendario di azione possa essere una realtà. T’incoraggiamo a partecipare.
La lista di azioni preparatorie che proponiamo da qui a settembre potete trovarle al lato. A partire del 17 settembre 2009, con il motto “Possiamo vivere senza capitalismo” migliaia di persone e gruppi cominceremo le azioni multiple che significheranno la nostra diserzione in massa dalle istituzioni del sistema e daremo inizio a una nuova era post-capitalista nelle nostre vite.
Queste azioni includeranno:
Togliere il denaro dalle banche e non pagare né prestiti né ipoteche. Nel caso dei risparmi, chi vuole anticipare può farlo, nella pagina sette dello sciopero delle banche avete potuto leggere più informazioni.
Smettere di pagare gli affitti, in tutti i casi collaboreremo nel mantenimento delle abitazioni.
Smettere di lavorare per un’impresa capitalista salvo che accetti di fare una transizione verso un’impresa di economia sociale.
Non pagare le ricevute dei servizi basici, o pagare solo la quantità che consideriamo giusta.
Collettivizzazione delle risorse basilari che il sistema non utilizza o delle quali abusa: terre coltivabili, appartamenti vuoti per vivere, alimenti avanzati dalle catene di commercializzazione.
Difenderemo i servizi basilari, le abitazioni e la collettivizzazione attraverso l’azione diretta e l’appoggio mutuo tra tutti quelli che partecipano. In questa linea presentiamo a pagina tredici la messa in funzionamento di una rete di solidarietà contro gli sfratti.
Utilizzeremo il denaro solo quando sarà imprescindibile in piccoli commerci (panifici, negozi alimentari, ETC). Progressivamente costruiremo congiuntamente alternative al denaro.
Le azioni di diserzione saranno accompagnate da molte altre che si stanno svolgendo tra tutte e tutti noi, possiamo distinguere in generale:
Creazione di alternative: condivisione, baratto, magazzini e negozi gratis, mercati di scambio,monete complementari, assemblee popolari e cooperative, per imparare a vivere senza denaro e condividendo, assicurando che tutte/i le/i partecipanti coprano i propri bisogni basici.
Tra queste le cooperative integrali che spiegheremo nella pagina quattordici, ci sono le azioni in ambito educativo e sanitario che troverete alle pagine 15-17. Allo steso tempo quando iniziamo a vivere senza capitalismo cominceremo uno, o più processi costituenti, con la partecipazione di tutti quelli che sono d’accordo.
Dal 17 settembre, almeno ogni terzo giovedì del mese lo considereremo come il giorno di dibattito pubblico sul modello di società, offrendo alla gente la possibilità di comparare il capitalismo con la proposta post-capitalista che stiamo costruendo e invitando tutte e tutti a far parte di questo processo costituente. Il primo di questi dibattiti pubblici sarà il 15 ottobre. Questi giorni costituiti da meccanismi di azione decentralizzata per gruppi di affinità andremo in strada e chiederemo al resto della popolazione cosa ne pensa di discutere con gli altri su che modello di società vogliamo.
Questo piano di azione potrà essere soggetto a variazioni frutto delle circostanze e dell’intelligenza collettiva. Pertanto , questo movimento non si fermerà finché il nuovo processo costituente culminerà con il suo obiettivo, fino a che la vita dopo il capitalismo diventerà una realtà.
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Per diffonderlo
Convochiamo azioni contro-pubblicitarie per diffondere questa proposta in tutte le maniere che ci vengono in mente. Nel web http://www.17-s.info troverete un gruppo di gente che lavora per questo. Una proposta relazionata con la precedente è di creare poster da stampare in casa e attaccarli ai muri o farli muovere per la rete secondo le possibilità di ciascuno. Ci possiamo aggiungere all’iniziativa delle “banconote disobbedienti” serve solo un pennarello e un po’ di immaginazione. Consiste nel “personalizzare” un poco le banconote che cadono nelle vostre mani con qualunque proclamazione che ritenete vera. Esempi di citazioni che potete usare: “il denaro è debito. A chi paghi gli interessi?” , “Non sono né ricchezza né mercanzia, sono un simbolo dell’indebitamento”. Per di più potete mettere il collegamento del web che volete per fare diffusione.
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Per prepararci
Autonomia alimentare. Abbiamo bisogno di fornirci di cibo senza passare per il mercato capitalista. Per questo è necessario iniziare a recuperare terre coltivabili, condividere le conoscenze sulle tecniche ecologiche e rispettose dell’ambiente. Permacultura, germinazioni, banche di semi, sono concetti molto importanti da considerare.
Creazione di alternative. Dovremmo studiare quelle che già esistono (e sono più o meno fattibili) e considerare che necessità o restrizione vogliono affrontare. In base a questa diagnosi previa e per determinate aree di influenza o raggio di azione geografica, osservare che risorse sono disponibili, il cui uso è sottovalutato o che si possano ottenere (o sottrarre secondo il caso) in modo tale da contribuire a rinforzare e solidificare le alternative esistenti e intraprenderne delle nuove.
Metteremo in marcia un foro virtuale che servirà per condividere tutte le proposte utili ad applicare la nuova era post-capitalista in ogni municipio.
Chi vuole collaborerà con parte del suo tempo alla costruzione dell’autogestione popolare. Per questo si promuoveranno assemblee popolari e cooperative locali. Le assemblee popolari saranno un referente politico dell’alternativa sociale. Le cooperative faranno sì che sul territorio tutti i bisogni basici delle persone siano coperti. Anche le persone che il sistema ha escluso saranno importanti dedicando il proprio tempo lavorativo ad aiutare, partecipando nelle cooperative locali e nell’autogestione comunitaria.
Iscriviti per partecipare. Leggi la proposta organizzativa di pagina diciotto e le informazioni incluse per creare un censo di persone, gruppi di affinità e collettivi per portare avanti tutte queste proposte.
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Altre azioni e progetti che appoggiamo:
Quelli che trovi a pagine diciannove e venti di questa pubblicazione.
1 aprile. Sciopero Generale convocato da huelgageneralya.com
Dal 14 al 18 Aprile: settimana di lotta contro il transgenico e per la sovranità alimentare, con manifestazione statale a Saragozza il 18 aprile. La settimana di lotta statale culminerà sabato 18 aprile con una concentrazione nella stessa città che inizierà alle dodici nella Puerta di Carmen, con il motto 'Per un ‘alimentazione e un ‘agricoltura libero dal transgenico'.
E in generale tutte quelle proposte e azioni che siano in accordo con le idee espresse in questa pubblicazione.
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Tieni presente che</b>
L’1% della cittadinanza convinta e coraggiosa è sufficiente per portare avanti quest’appello. Se siamo di più, meglio. Se lo facciamo bene molte più persone si uniranno quando vedranno che funziona. Un tipico argomento disfattista è che la gente della strada non è pronta, però tu che leggi questo sei parte della gente della strada e forse se ti unisci e decidi di essere una di queste persone saremo abbastanza.


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